martedì 18 febbraio 2014

Neknomination

Bradley è inglese, ha 20 anni e gioca a rugby. Gira un video che condivide su Facebook in cui fa fuori, una dopo l’altra, come fossero semplici shot, un paio di bottiglie di gin. Dopo la prima bottiglia si sente male, ma va avanti – è questa la sfida. Fa passare qualche istante e ingurgita anche la seconda bottiglia. Pollici in alto: ce l’ha fatta: “Così si beve” esulta nel video. Passano solo pochi giorni e Bradley non c’è più: è morto. Bradley Eames sembra essere la quinta vittima della ‘neknomination’, l’ultima stupida trovata che corre sui social media. Nata in Australia pochi mesi fa, divenuta popolarissima tra gli studenti in Gran Bretagna e Irlanda e forse già in viaggio verso gli Usa, la neknomination (il cui nome fa evidente riferimento al collo della bottiglia di birra o superalcolici) vorrebbe essere solo un gioco di bevute su internet, ma è diventato qualcos’altro. Funziona così: in un video che viene condiviso su Facebook o YouTube, qualcuno beve una spropositata quantità di alcol e poi nomina tre amici, che devono ripetere l’impresa entro 24 ore, pena essere presi in giro se non lo fanno.
Ragazzo sfidato in Neknomination
Divenuta virale grazie ai social media, la neknomination è deteriorata in una serie di varianti che hanno sempre più a che fare con bravate assurde o disgustose, come nel caso di un ragazzo che si fa riprendere mentre mette nel frullatore un topo morto che aggiungerà alla sua dose di alcolici, o un altro che, appeso a testa in giù per le gambe sostenuto da due compagni, versa nel water una birra e la beve. Più è al limite, più la sfida sfonda sul web. Quel che è più grave è che il gioco ha ucciso già dei ragazzi, tutti sotto i 30 anni. Prima di Bradley era toccato a un altro ventenne inglese, Isaac Richardson, morto per un micidiale cocktail  di vino, wiskey, vodka e birra assunto nell’ostello dove lavorava, a Woolwich, a sud est di Londra. A Cardiff un’altra vittima, il 29enne Stephen Brook che aveva trangugiato una bottiglia di Vodka in meno di un minuto. All’inizio di febbraio gli irlandesi Jonny Byrne Ross Cummins, rispettivamente di 19 e 22 anni, erano morti in luoghi diversi ma entrambi improvvisamente poche ore dopo la bevuta filmata e condivisa su Facebook. Nonostante gli appelli dei genitori delle vittime a fermare questa follia, Facebook si rifiuta di prendere provvedimenti. Il fenomeno, fanno sapere i dirigenti del social network fondato da Mark Zuckerberg, non viola nessuna regola. Può darsi, ma certo ha un effetto dirompente sul comportamento dei ragazzi. Tra l’altro la neknomination è l’ultima pericolosa tendenza amplificata da internet, ma non certo la prima. Tre anni fa sul web spopolava il ‘planking’, in cui le persone si sdraiano a pancia in giù in luoghi inusuali pericolosi (ponti, precipizi, rotaie di treni ecc) per poi postare foto su Facebook. Due ragazzi australiani 20enni morirono nel 2011, l’uno precipitando dalla ringhiera del balcone di casa, l’altro cadendo da una macchina in movimento. Ma anche nei casi in cui, per fortuna, non ci sono vittime, i social network sembrano rappresentare una cassa di risonanza per chi le sue bravate non può fare a meno di condividerle. Manco a dirlo, TUTTE queste geniali mode le stiamo importando, lemme lemme, in Italia. Come esimersi dal farlo in effetti ?

lunedì 17 febbraio 2014

Capitan Pistone - il video -

Prendendo spunto da questo mio, ho pubblicato, come promessovi il seguente:

Capitan Pistone, 461,1 Mb
(Cliccate sul link qui sopra per scaricarlo)

Una piccola nota, che fara' storcere il naso ai piu': mancano gli ultimi, credo due minuti, "del documentario", in quanto, e chi mastica "satellite" lo sa bene, l'EPG Rai e' disdicevole (voglio usare un eufemismo). In due parole due, l'EPG, Electronic Program Guide, istruisce il registratore quando accendersi e quando spegnersi. Il documentario doveva partire alle 00:05 e terminare alle 01:00. Purtroppo il telegiornale ha sforato il programma all'inizio, la pubblicita', prima del programma, ha fatto il resto.

Il documentario resta completamente fruibile, a chi ne fosse interessato, per contnuti e messaggio.

venerdì 14 febbraio 2014

Vignettismo

Satira che fotografa, purtroppo perfattemente, il panorama politico italiano del momento.
Aspettando futuri sviluppi.





Capitan Pistone

«Di Alzheimer si parla spesso in maniera pietistica, io ho voluto farlo in modo crudo, ma anche tenero». Così parlò la regista Mara Consoli, 50 anni, che ha filmato la fase acuta della malattia che il padre Vittorio ha vissuto fino all’epilogo e ne ha fatto un documentario, «Vittorio, Capitan Pistone... E tutti gli altri», in onda domenica, 16 Febbraio, a mezzanotte su Rai3. La storia di Vittorio è comune a quella di altri 20 milioni di persone. È la stessa che è toccata a Ronald Reagan, Rita Hayworth, Winston Churchill, Charles Bronson, Annie Girardot e tanti altri personaggi celebri e non che a un certo punto della vita si sono trovati di fronte al buio prima intermittente poi sempre più accecante dell’Alzheimer. Una vita che diventa piena di fantasmi, ossessioni e amici immaginari, come il Capitan Pistone del titolo: «Per mio padre era una figura rassicurante, era il capo della polizia e dei carabinieri». Per una figlia deve essere stato particolarmente doloroso girarlo, perché l’ha fatto? «Non certo per la gloria, ma per essere utile ai familiari di tanti malati che si sentono soli. Un Paese civile non può abbandonare chi ha bisogno». Selezionato da diverse rassegne, il documentario parteciperà alla prossima edizione. Chi volesse potrà scaricarlo dal link che sarà presente il lunedì 17, già in tarda mattinata, sempre su questo blog.

mercoledì 12 febbraio 2014

Effetto Vintage

Tutti sanno il perchè il mio blog si chiami così e di cosa si scriva "a bordo" dello stesso. Voglio divagare, un pò come fatto ieri per l'intramezzo musicale, per parlare di tecnologia e di come noi, in generale, diamo con difficoltà del "tu" alla tecnologia stessa. Oggi parleremo di un giochino veramente brutto, una volta disponibile su play store e apple store dal nome di "Flappy Bird". Che succede? Come mai non è più disponibile? Addolorato, sfinito da 50mila dollari di fatturato giornaliero, il vietnamita twittò: «Non ce la faccio più». Così, per sommo volere del suo creatore, si è estinta Flappy Bird, l’app dal successo più strabiliante e inatteso degli ultimi tempi. Lui, Dong Nguyen, 29enne sviluppatore di Hanoi, sabato ha annunciato il ritiro del giochino dagli store di Apple e Google con un cinguettio vagamente melodrammatico: «Ha rovinato la mia vita e ora lo odio». Mistero della Rete: piuttosto insolito sopprimere un’applicazione gratuita che, con la sola pubblicità, aveva prodotto una montagna di quattrini, 50 milioni di download e ticchettii infiniti su smartphone e tablet. Gli studiosi della materia si interrogano anche perché non si era mai vista una simile meteora: dietro al miracolo del mobile gaming c’è una strategia sottile o solo l’umana debolezza di un nerd triturato dalla ribalta? La mania Il successo logora chi ce l’ha (di Andreottiana memoria), a maggior ragione se il boom è strano di per sé: in tempi di tecnologia sopraffina, Flappy Bird è un inno al mininalismo partorito in tre giorni. Videogame basic con scorrimento in 2D che fa tanto Anni 80: c’è un uccello grassoccio che sbatte le ali e attraversa tubi in stile Super Mario.
Flappy Bird per Android
Banale, ma difficile e irritante al punto da creare una malsana dipendenza. E ieri Nguyen, acciuffato in esclusiva mondiale da Forbes, ha ammesso: «L’ho progettato perché facesse rilassare e invece induce assuefazione. Ero stressato e non riuscivo a dormire, ma ora la mia coscienza è sollevata. Flappy Bird è morto, per sempre».Durante l’intervista, il ragazzotto vietnamita ha vietato le foto e disegnato inquietanti teste di scimmia su un foglio: un tipo strano, incapace di reggere al soffocamento di media e utenti. Si è pure difeso dalle accuse di plagio, anche se Nintendo potrebbe preparare l’offensiva vista la sospetta somiglianza a Super Mario. C’è poi chi riconosce un sofisticato hacker, capace di manomettere le recensioni e di mostrare le falle degli app store. Del resto, il gioco scombussola il mercato perché, a differenza dei rivali, non ha bisogno di upgrade a pagamento. E mai sottovalutare la religione del marketing: sul web Nguyen ha tatticamente trovato l’uovo di Colombo e, avendo attirato enormi attenzioni, continuerà a lungo a programmare (i suoi Super Ball Juggling e Shirken Block galoppano già nella Top 20 su iTunes Usa). Intanto, su Ebay finiscono in vendita alcuni dispositivi privilegiati che hanno installato per tempo il mitico Flappy Bird: disponibile un bell’iPod Touch al comodo prezzo di un milione di euro. E chi non vuole spendere un milione di euro, può rivolgersi ad eBay Italia a prezzi davvero vantaggiosi!! Nessuno mai ha sentito parlare di jailbreak, chroot e installazione da .ipk/apk? Ve lo lascio come homework :-)

martedì 11 febbraio 2014

Intramezzo musicale

Il titolo rispecchia ciò che si faceva una volta col carosello; i più vecchi lo ricorderanno. :-)


Il protagonista di "Money for Nothing" è un ragazzo che lavora in un grande magazzino di televisori/cucine/frigoriferi/forni a microonde ed è lui che canta la canzone. "Ho scritto la canzone mentre ero in un negozio, ho comprato una risma di carta e ho cominciato a scriverla", questo è quanto dichiarato da Mark Knopfler, leader dei fu <<Dire Straits>>. "Ho voluto usare lo stesso linguaggio che usava il commesso del negozio quando l'ho sentito perchè è un linguaggio reale."

A suonare questa versione, 4 monumenti musicali: Knopfler chitarra/voce, Clapton chitarra per accompagnamenot, Sting voce e alla batteria Phil Collins

Inoltre volevo aggiungere :
I

Mark Knopfler & Emmylou Harris - I Dug up a Diamond


sempicemente eccezionale.Gli ultimi novanta secondi sono semplicemente nella bacheca planetaria dei trofei musicali.

Il re zoppicante, ma sempre badante

Soltanto chi si ostina, a dispetto dell’evidenza dei fatti, a ritenere Giorgio Napolitano un presidente super partes devoto alla Costituzione può meravigliarsi per le rivelazioni del nuovo libro di Alan Friedman "Ammazziamo il Gattopardo". E cioè del fatto, suffragato da numerose testimonianze, che Sua Maestà (Giorgietto) contattò Mario Monti per rimpiazzare Berlusconi a Palazzo Chigi fin dal giugno 2011, ben prima dell’impennata estiva dello spread e della conseguente fuga di parlamentari della maggioranza, che l’8 novembre 2011 si ritrovò minoranza alla Camera; l’indomani il Professore bocconiano fu nominato senatore a vita e il giorno 13, subito dopo le dimissioni del Cavaliere, fu incaricato di formare il nuovo governo. Si sa bene di che cosa sia stato capace Napolitano in questi quasi otto anni di presidenza; dunque siamo tutti immuni almeno allo stupore. Autoinvestitosi della missione di salvatore della Patria e autoassolvendosi di volta in volta in nome di “emergenze” reali o inventate(economiche,politiche o altro), il capo dello stato di necessità non ha mai esitato a travolgere le regole costituzionali per il nostro bene, o almeno per quello che lui pensava esserlo e invece non lo era. Convinto che l’elettorato sia un bambino immaturo e un po’ sciocco da rieducare e accompagnare per mano dove vuole lui, s’è autonominato Badante della Nazione e ha perseguito scientificamente il suo disegno politico a prescindere dal voto degli italiani, e sovente addirittura contro di esso. Ma gli alti lai, che ora levano i berluscones, suonano stonati e infondati: il bilancio delle interferenze e forzature presidenziali è largamente a loro vantaggio, non certo a loro discapito. Per diversi motivi; almeno tre. Analizziamoli, correndo il rischio di allungare la nostra disamina e distogliere l'attenzione dei pochi nostri affezionati lettori. :-)

  1. La prima vittima dei traffici di Napolitano è il secondo governo Prodi, nato nel 2006 con una maggioranza risicatissima al Senato dalle prime elezioni del Porcellum. Il 21/22 febbraio 2007, dopo meno di un anno di vita, l’Unione di centrosinistra è già in crisi: bocciata in Senato una risoluzione sulla politica estera con appena 158 Sì (su un quorum di 160), 136 No e 24 astenuti. Prodi sale al Colle per dimettersi. Napolitano – come annota il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa nel suo diario, che Travaglio  ha potuto consultare per il libro "Viva il Re!" – chiede al premier "numeri certi" al Senato, lasciando intendere che non può far conto sui voti dei senatori a vita. Poi respinge le dimissioni di Prodi e lo rinvia alle Camere per la fiducia, non prima di avergli confidato che sta lavorando con "esplorazioni" sue personali – non si sa a che titolo – a una "maggioranza diversa" da quella uscita dalle urne. Una maggioranza di "larghe intese" con la destra sconfitta. Padoa Schioppa parla di manovre "inquietanti". Invece Berluconi – che non sopporta di restare fuori dalla stanza dei bottoni, continua a gridare ai brogli e tenta di comprare altri senatori (dopo il già acquistato Sergio De Gregorio) per dare la "spallata" al governo – è entusiasta. "Napolitano detesta il bipolarismo e persegue il suo disegno politico", annota il ministro dell’Economia(Padoa Schioppa appunto), descrivendo il Presidente come un sabotatore del governo Prodi, "pompiere incendiario" che "soffia sul fuoco anziché spegnerlo" e vorrebbe tornare a un sistema malato da Unione sovietica o da partitocrazia modello Prima Repubblica, dove "il governo lo sceglie il partito (o i partiti) e non il popolo". Un anno dopo, nel gennaio 2008, Prodi cade per l’uscita di Mastella/qualche leghista taglia un pò del salume più grasso e se lo mangia in Parlamento). Ma, anziché sciogliere le Camere, Napolitano tenta un governo Marini, ovviamente di larghe intese. E solo quando fallisce anche quello si rassegna a sciogliere le Camere.

  2. Dopo aver firmato tutte le leggi vergogna del terzo governo Berlusconi, dallo scudo fiscale al lodo Alfano al legittimo impedimento, nel novembre 2010 Napolitano salva il Cavaliere da sicura débâcle. I finiani di FeL(Futoro e Libertà) presentano una mozione di sfiducia in aggiunta a quelle delle altre opposizioni. La maggioranza non c’è più. Ma il capo dello Stato convince i presidenti delle Camere Fini e Schifani a rinviare il voto a dopo la Finanziaria: così regala al Caimano un mesetto di tempo per comprarsi una dozzina deputati: quanti bastano per strappare la fiducia il 15 dicembre.

  3. Nell’estate 2011, quando Napolitano inizia a sondare Monti, il governo Berlusconi  è già alla frutta ancor prima del boom dello spread, che ne è una delle conseguenze: Bresluconi e Brunetta vogliono tagliare le tasse, Tremonti – conti alla mano – si oppone, e fra Palazzo Chigi e l’Economia si scatena una guerra che prosegue per tutta l’estate, con gli appelli dell’Europa per una drastica manovra correttiva. Il 5 agosto Berlusca annuncia che gliel’ha imposta la Bce con una lettera firmata da Trichet e Draghi: in realtà – si scoprirà più avanti – la missiva l’ha sollecitata lui stesso per salvarsi  la sedia. Ma sia lui sia Bossi si oppongono al taglio delle pensioni chiesto dalla Bce e la manovra, riscritta quattro volte, è una burla. Il 23 ottobre Merkel e Sarkozy lo seppelliscono con la celebre risata di Bruxelles. Il 3-4 novembre, al G20 di Cannes, Bersluconi e Tremonti si presentano in ordine sparso, senza neppure parlarsi. Ma il Caimano suonato dice che va tutto bene, "siamo un Paese benestante, i ristoranti sono pieni e si fatica a prenotare un posto in aereo". Inizia il fuggifuggi dal Pdl e l’8 novembre, al voto alla Camera sul rendiconto dello Stato, la maggioranza si ferma a 308 voti su un quorum di 316. Dunque il governo cade e arriva il Prof, coronando il vecchio pallino di Napolitano: le larghe intese.


È vero che il Presidente tiene nella manica l’asso di Monti già da cinque mesi, ma Berlusconi fa tutto da solo: sarebbe caduto lo stesso, anche senza aiuti dall’alto. Il che non significa che Napolitano avesse il diritto di preparare un governo e una maggioranza alternativi 150 giorni prima (e chi ci dice che, nelle telefonate intercettate a novembre-dicembre con Mancino, non parlasse anche di quelle manovre e non le abbia fatte distruggere proprio per questo?). Però Berlusconi  dovrebbe ringraziarlo: il governo Monti al posto delle elezioni fu per lui manna dal cielo: se si fosse votato allora, visti i sondaggi che lo davano intorno al 10%, ne sarebbe uscito asfaltato per sempre. Invece la politica dei tecnici – tasse, lacrime e sangue per i soliti noti – gli consentirà di risorgere nel giro di un anno. E di risultare decisivo alle elezioni di un anno fa, quando gli italiani votano in massa contro le larghe intese e poi, con i soliti traffici di Napolitano (rielezione compresa), se le ritrovano tali e quali con Letta Nipote: lo schema fisso del Presidente. È semplicemente comico che ora, a lamentarsene, non siano Prodi, Rodotà, gli elettori affezionati al bipolarismo, ma proprio l’utilizzatore finale di tutti quei traffici. Ecco, a ben guardare il peccato più imperdonabile di Napolitano è proprio questo: essere riuscito – prima con i minuetti sulla grazia e ora con l’emergere delle manovre del 2011 – nell’ardua impresa di far passare dalla parte della ragione un figuro che, da quando è nato, è sempre stato da quella del torto.  Ps. Nella lettera di precisazioni al Corriere che nulla precisa, Napolitano si fa scudo della sentenza n. 1/2013 della Consulta per invocare "riservatezza assoluta" sulle sue "attività formali" e "informali". Ma non sa quel che dice: quella sentenza, incredibile e tragicomica, si riferisce alle sue telefonate con Mancino e proibisce di intercettare, anche indirettamente, The Voice. Non gli permette di fare quel che gli pare al riparo dalla libera stampa. Né vieta le inchieste e le domande giornalistiche sull’attività del Presidente nella formazione dei governi. Né lo esime dal risponderne all’opinione pubblica. A meno che, si capisce, non si creda un dittatore o un monarca assoluto. Nel qual caso l’impeachment sarebbe uno strumento persino un po’ riduttivo per mandarlo a casa in tempo utile.
Ma questo non accadrà, almeno in questi giorni, visto che lo stesso è già stato archiviato (
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