Incollo qui la lettera di Rachele Nibali, a suo marito, dopo la conquista del 96° giro d'Italia.
LA LETTERA DELLA MOGLIE
«Orgogliosa di dividerti con i tifosi»
Caro Vincenzo, tante cose ti ho già detto in questi giorni e altre me
le sono conservate per i prossimi, quando finalmente avremo un po’ di tempo per noi.
Adesso, però, mi piace l’idea di rendere pubblici alcuni pensieri, perché
mentre ti guardavo commosso sul podio ho realizzato che ora ti dovrò dividere ancora di più con i tifosi.
E contrariamente a quanto avrei pensato tempo fa, ne sono felice.
Non è l’unica convinzione che mi hai costretto a cambiare:
prima di conoscerti l’idea di vivere un rapporto di coppia con un uomo così spesso «in fuga» non mi avrebbe sfiorata. Ora, mi sembra del tutto normale. Hai vinto il Giro, amore mio. Sei stato tu a insegnarmi
quanto sia importante nell’immaginario della brava gente italiana.
Ora che sei entrato nella storia della corsa, vorrei solo dire a tutti come la
dimensione del Nibali personaggio sia sovrapponibile a quella del Vincenzo privato
che amo: la cortesia, la generosità e la timidezza che ti si leggono in faccia sul podio fanno parte
di te. Sono timorosa di rileggermi sulla Gazzetta, perché mi sembrerà
di aver scritto un sacco di cavolate: ma volevo dirle, a te e a tutti quelli
che magari non ti conoscono, ma ti sono affezionati. Prima di
partire per la nostra vacanza, che sarà rigorosamente al mare;
di neve e montagne, per un po’, non vogliamo sentir parlare.
Rachele
lunedì 27 maggio 2013
venerdì 26 novembre 2010
Fenomeno italiano triste
Botta (datata 1994):
Discesa in campo del piduista nano plasticato
e risposta (15anni dopo, riassunto di quello fatto[pochissimo] e non fatto[tutto]):
Riassunto di 15anni di lavoro e della situazione politica italiana
Intanto segnalo che abbiamo il presidente del consiglio più vecchio della storia della Repubblica. :-(
Discesa in campo del piduista nano plasticato
e risposta (15anni dopo, riassunto di quello fatto[pochissimo] e non fatto[tutto]):
Riassunto di 15anni di lavoro e della situazione politica italiana
Intanto segnalo che abbiamo il presidente del consiglio più vecchio della storia della Repubblica. :-(
domenica 21 novembre 2010
Maroni e Alfano: appropriazione indebita
Il ministro Alfano rivendica la cattura del capo malavitoso di Casale di Principe ed avverte che la caduta del Governo metterebbe a rischio la lotta alla mafia. Vergogna! Il Casalese è stato individuato ed arrestato permezzo delle intercettazioni telefoniche: quelle intercettazioni che il Governo voleva impedire.
Maroni a Matrix si gloria dell'arresto di Iovine. Questo governo, dice, è il governo che davvero, nei fatti, è contro la mafia. Gli arresti, tuttavia, sono resi possibili dal coraggio dei magistrati con cui il governo è in polemica durissima da quando si è insediato e dei poliziotti, che duramente hanno protestato in questi due anni per i tagli con cui le finanziarie hanno reso difficile il loro lavoro. C'è qualcosa di ridicolo e di penoso nel modo in cui Alfano e Maroni si riuniscono davanti alle telecamere per dire “sì al 41 bis per Iovine” come se a decidere una cosa del genere fossero loro e non una legge applicata da un magistrato. Ma c'è qualcosa di davvero sinistro nel modo in cui un giornale (Il Giornale) arriva a raccogliere in prima pagina firme contro l'uomo che con le sue indagini giornalistiche e con i suoi libri, rischiando personalmente, ha dato un aiuto fondamentale a chi, magistrati e poliziotti, ha catturato Iovine: facendo finta di credere (nella pagina successiva) che Iovine sia stato davvero catturato dai ministri che oggi, senza vergogna, tentano di farsi "belli" con il lavoro e il sacrificio degli altri.
Maroni a Matrix si gloria dell'arresto di Iovine. Questo governo, dice, è il governo che davvero, nei fatti, è contro la mafia. Gli arresti, tuttavia, sono resi possibili dal coraggio dei magistrati con cui il governo è in polemica durissima da quando si è insediato e dei poliziotti, che duramente hanno protestato in questi due anni per i tagli con cui le finanziarie hanno reso difficile il loro lavoro. C'è qualcosa di ridicolo e di penoso nel modo in cui Alfano e Maroni si riuniscono davanti alle telecamere per dire “sì al 41 bis per Iovine” come se a decidere una cosa del genere fossero loro e non una legge applicata da un magistrato. Ma c'è qualcosa di davvero sinistro nel modo in cui un giornale (Il Giornale) arriva a raccogliere in prima pagina firme contro l'uomo che con le sue indagini giornalistiche e con i suoi libri, rischiando personalmente, ha dato un aiuto fondamentale a chi, magistrati e poliziotti, ha catturato Iovine: facendo finta di credere (nella pagina successiva) che Iovine sia stato davvero catturato dai ministri che oggi, senza vergogna, tentano di farsi "belli" con il lavoro e il sacrificio degli altri.
mercoledì 17 novembre 2010
L'allarme infondato sugli sbarchi
Secondo un antico detto, la madre delle bugie è sempre incinta. E le bugie, con l’amplificazione dei media hanno effetti anche dopole smentite. pochi giorni fa alcuni giornali (della destra) commentavano il triplice scacco del governo alla Camera sulla esigenza di «impegnare la Libia al rispetto dei diritti umani dei migranti respinti sulle loro coste» rispolverando una antica bugia secondo cui l’ingresso dei clandestini via mare sarebbe stata una invasione e non, come invece è sempre stata, una parte minima di tutti gli ingressi. Il quotidiano Libero titolava a tutta pagina: «Fini ci regala i clandestini», confermando in tal modo che la macchina delle bugie, come la macchina del fango, conta sul “ripetita iuvant”, anche quando si tratta di vere e proprie balle.Daanni il saldo migratorio è intorno alle 400mila unità/anno, mentre gli sbarchi dal canale di Sicilia sono intorno alle 20mila unità/anno, avendo solo nel 2008 toccato il tetto dei 36mila. Cioè tra 5% e 10% del totale. Come è stato possibile che, mentre un consistente flusso migratorio calava sull’Italia da tutt’altre vie - Gorizia e permessi semestrali di ingresso - media e ministri della Repubblica hanno potuto vendere agli italiani la bufala dell’invasione via mare? E come è possibile che la menzogna si ripete quando da anni i dati Istat sulla popolazione ci dicono un’altra verità? È possibile che si dicano tante bugie per difendere il più incivile degli accordi, quello tra Libia e Italia che nega diritti elementari ai richiedenti asilo politico? «La crescita di popolazione residente da 57 a 60,4 milioni tra 2002 e 2010 è stata causata esclusivamente dall’immigrazione», dice l’Istat. E si tratta di migliaia di nuovi immigrati, tra regolari e irregolari, entrati in Italia per una semplice ragione: la forza del mercato, una domanda insopprimibile di braccia dal paese più vecchio del mondo che non fa figli a sufficienza per sostituire i vecchi che vanno in pensione. Persone che continuano ad arrivare malgrado una legge d’immigrazione pessima e un clima reso sempre più xenofobo anche dalle bugie sparse da politici interessati e da media incolti. Nessuna meraviglia che il mercato assorba migliaia di immigrati e che anche in tempi di crisi i posti lavoro italiani siano più a rischio di quelli degli immigrati. Perché unsistema a bassa innovazione come il sistema Italia crea più posti di lavoro umili per gli immigrati, che di qualità per i nostri laureati. E nessuna meraviglia che i Paesi a più bassa natalità d’Europa, come Italia e Spagna, siano anche quelli dove più velocemente sono cresciuti gli immigrati. Seguendo la raccomandazione di Gramsci, se la sinistra studiasse un po’ di più, alcune di queste bugie si potrebbero controbattere meglio.
martedì 2 novembre 2010
Questa è l'Italia, un simil sultanato
È chiaro per tutti, anche a destra, che la festa è finita. Può continuare in privato, naturalmente. Traslocare ad Antigua, in Kenya, nelle dacie o sotto le tende degli amici africani, tra i cactus della Certosa o sotto i baobab del parco di Macherio ma non a Palazzo, non più. Non basteranno cento cloni di Ghedini a dire mavalà per tamponare le falle che si aprono ormai a ritmo di lap dance. Passa Patrizia ecco Noemi, tamponi Ruby ed esce Perla. Bari, Napoli, Milano, Palermo. La rete di reclutamento delle ragazze appare ormai persino agli occhi adoranti di Bondi e Giovanardi per quello che è: un bordello a cielo aperto, si perdoni la definizione tecnica. Tecnica - Ruby era coinvolta fin dal 2009 in un’inchiesta sulla prostituzione a Milano nella quale Nicole Minetti è indagata per favoreggiamento - e sempre più pericolosa. La new entry, Perla, ex assistente parlamentare del senatore Pdl Enrico Pianetta, è un corriere internazionale di droga che sta collaborando coi magistrati. Racconta di un’amica prostituta assidua ospite delle feste presidenziali. La cocaina, schivata per un pelo nel caso D’Addario- Tarantini, ricompare a Palermo. A Milano si indaga intanto sul giro di ragazze e droga nelle discoteche. L’inchiesta un anno fa si imbatte in Ruby e Nicole. Dunque a rigor di logica Silvio B. chiama la questura, il 27 maggio scorso, perché affidi una minorenne già indagata per un giro di prostituzione ad una ex soubrette di sua fiducia poi eletta in consiglio regionale e indagata per favoreggiamento. Ilda Boccassini è impegnata a raccogliere dai vertici della polizia milanese i risvolti di questa interessante vicenda. Si apprende che le ragazze hanno amici potenti - Berlusconi, Lele Mora, Fabrizio Corona - accomunati dalla passione per gli accappatoi bianchi. Figura ingiustamente marginale Michelle, la brasiliana coinquilina di Ruby che avrebbe materialmente telefonato al premier, quella notte, disponendo del suo cellulare privato. In Brasile hanno Dilma Rousseff presidente, noi abbiamo Michelle (ma sui verbali c’è scritto Michele: refuso?). A ciascuno la brasiliana che incarna lo spirito del tempo. Il terzo mondo, con tutta evidenza, siamo noi. Un mondo dove le ragazze che “fanno fortuna” non arrivano alla guida del paese, tutt’al più di un’Audi regalata da Papi. Poi sotto di nuovo in perizoma a ungersi d’olio nel privè, beate loro che possono. Invidiose quelle fuori. Moralisti quelli che non applaudono. In silenzio gli altri. Italia 2010: vince il Brasile 10 a 1. A nessuno sfugge, al di là dei dettagli da mettere a fuoco, quale sia il quadro generale: un paese ostaggio del vorticoso andirivieni dalla camera da letto del presidente con qualche digressione parlamentare a tutela della sua persona dai processi. A destra hanno avuto un’idea luminosa: sostituire Berlusconi con un altro esponente del Pdl. Fare un governo tecnico, sì, ma di destra. Gelmini, per esempio. Non sarebbe fantastica? In subordine gli evergreen Letta o Tremonti, in quest’ultimo caso contenta la Lega. Scacco matto a Fini, pensano. Addio sogni di “governo tecnico” con la sinistra. C’è un esempio inglese: la staffetta Thatcher-Major. Né il Pdl né Berlusconi hanno l’aplomb britannico, però. Prima di uscire di scena così Silvio B. è capace di fare qualsiasi cosa. No, non quelle. Molto peggio.
giovedì 28 ottobre 2010
Loda-Alfano o Lodo-Berlusconi?

Per riassumere l'oggetto dell'articolo riporto una vignetta che fa della sintesi la sua miglior qualità. Non serve aggiungere altro, SolidSnake
mercoledì 20 ottobre 2010
Lodo-Berlusconi
Ma perché diciamo tutti Lodo Alfano? Chiamiamolo per quello che è: Lodo Silvio Berlusconi, con nome, cognome e indirizzo. Un provvedimento necessario, inderogabile. Che serve a salvare il presidente del Consiglio da condanne certe, e non perché i giudici sono comunisti ma semplicemente perché l’andamento di quei processi, l’accumularsi delle prove, le condanne dei correi non lasciano ormai in proposito alcuna plausibile incertezza. È di lui che stiamo parlando, e ha ragione il presidente della Repubblica, con la sobria misura che gli è propria, a tirarsene fuori (questo solo significa la nota di ieri sera, col preciso richiamo alla precedente, del 7 luglio). Lasciatelo fuori, per favore, il capo dello Stato. Evitiamo di farne una foglia di fico. Qui stiamo parlando esattamente e solo di una legge salva-Berlusconi. Stiamo semplicemente dicendo che il cittadino Silvio Berlusconi, per quanti reati gli si contestino, non può essere processato. E non solo per ciò che ha commesso nell’esercizio delle funzioni, ma anche, anzi specialmente, per i suoi tanti reati comuni. E non per quelli caduti durante il mandato istituzionale ma anche per gli altri, tutti i pregressi, per omnia saecula saeculorum. È un nuovo diritto costituzionale, che cancella norme e prassi consolidate: un diritto (se così possiamo continuare a definirlo) fuori e contro la Costituzione. Il voto popolare, più o meno esteso (non stiamo qui a sottilizzare) cancellerebbe di per sé le responsabilità penali. Pazienza se con ciò vanno a carte quarantotto la divisione dei poteri e circa tre secoli di teoria democratica dello Stato. Quello che conta è che chi governa possa farlo in totale tranquillità, magari per poi passare armi e bagagli al Quirinale, dove lo scudo a due posti approvato oggi continuerà a proteggerlo dai giudici anche domani. La serenità nello svolgimento delle funzioni. Ma davvero possiamo pensare che il principio d’eguaglianza, così intimamente connaturato all’idea stessa di democrazia moderna, possa e anzi debba immolarsi sull’altare della serenità dei governanti? Ma cosa sarebbe dovuto succedere, allora, nell’America di Nixon e poi in quella di Clinton all’epoca dell'affare Levinsky? Il voto di ieri in commissione Affari costituzionali mette fine a molti equivoci. Fini e i suoi si rivelano per quello che sono: un’opposizione di sua maestà a sovranità limitata. Finché si scherza si scherza, ma quando è in gioco il Lodo Berlusconi si torna ognuno nella propria casella, a difesa del corpo mistico del re. Ci sono in giro, nel Parlamento e nel Paese, troppe anime belle preoccupate della continuità della legislatura e del cosiddetto rispetto della volontà popolare espressa a suo tempo nel voto. Ha fatto bene Pierluigi Bersani a dire chiaro e netto che il Pd non ci sta. E che sul punto farà, se occorrono, le barricate. Perché l’eguaglianza dei cittadini e il rispetto della Costituzione sono principi non commerciabili, che valgono assai di più di qualunque furbesco tatticismo parlamentare. Vedremo chi lo voterà, questo Lodo Berlusconi. E con che faccia si presenterà domani al giudizio degli italiani.
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